(ASCA) - Roma, 28 mar - La ''retromarcia'' compiuta sul nucleare dal prof. Umberto Veronesi, responsabile della neonata Agenzia per la Sicurezza Nucleare, dopo il rilevante incidente giapponese, non e' piaciuta a Sandro Bologna, ricercatore e presidente dell'AIIC, l'associazione che riunisce gli esperti italiani in infrastrutture critiche, il quale muove rilievi alle alternative proposte dal noto oncologo. In una nota, Bologna pone in evidenza come ''in un Primo Piano pubblicato dal quotidiano ''La Stampa'' del 3 marzo 2011, intitolato ''Senza nucleare l'Italia e' un Paese morto'', Veronesi si era schierato apertamente a sostegno del nucleare affermando che ''come oncologo conosco molto bene le radiazioni e i modi per proteggere i pazienti. Voglio dedicare i prossimi anni ad assicurare i cittadini che non corrono rischi''. Salvo poi'', ha aggiunto il presidente dell'AIIC, ''rimangiarsi la sua impegnativa promessa di dedizione subito dopo l'incidente di Fukushima. Veronesi, intervistato da Fabio Fazio a ''Che tempo che fa'' di sabato scorso, si e' infatti schermito dicendo che non fa parte del progetto nucleare italiano e che l'Italia e' in una posizione di vantaggio in quanto, non avendo impianti nucleari funzionanti sul proprio territorio, puo' lavorare liberamente sui progetti di nuovo nucleare di Quarta Generazione, puntando ad essere i primi nella progettazione di reattori autofertilizzanti, senza scorie, a neutroni veloci con raffreddamento a piombo''. In realta', ha sottolineato Bologna, ''e' evidente che questa indicazione e' la tipica utopia dei professori italiani che si palleggiano nel limbo equivoco creato artatamente tra illusioni e aspettative, inseguendo l'araba fenice di una ipotetica Quarta Generazione e perdendo, invece, di vista la concretezza ed i problemi pratici dello scenario energetico, compresi quelli ambientali e geopolitici, con la speranza di assicurarsi cosi' una patente di compiacente simpatia da parte di quanti, a prescindere da logica e buonsenso, dicono un ''no' assoluto e preliminare al nucleare, senza proporre alternative valide e limitandosi a rilanciare le fonti rinnovabili, accreditandole surrettiziamente come uniche bastevoli a rispondere alla domanda nazionale di energia''.
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